Il sogno di Gulliver

Mentre mi accingo a scrivere la sesta newsletter nel giorno dell'equinozio di primavera, mi accorgo di non aver la giusta attenzione. Gli avvenimenti che stanno caratterizzando questi giorni portano inevitabilmente a riflettere sulla natura dell'uomo.
Non mi dilungherò in elucubrazioni sul tema, ne verrebbe fuori un pasticcio di pensieri, ma ne traggo spunto per raccontare la storia di un recente dipinto che mi ha impegnato non poco.
Parto dal titolo:
"Il sogno di Gulliver".
Parto dal titolo non solo ora nel descrivere il processo creativo dell'opera, ma così è successo anche in fase embrionale dell'opera.
Un giorno, senza nessun motivo particolare, mi ritrovo a pensare a Gulliver.
Proprio lui, il fantastico personaggio protagonista di incredibili avventure partorite dalla mente geniale di Jonathan Swift.
Chissà, forse lo avevo sognato la notte precedente. Decido di comprare il libro, I viaggi di Gulliver, perché non voglio limitarmi a qualche ricordo superficiale di letture frammentate.
Il romanzo non cattura l'attenzione solamente per la sua incredibile narrazione, ma per la ricchezza di concetti filosofici che stimolano la riflessione.
Lettura accattivante che va ben oltre a quella proposta in maniera sintetica e divertente ai bambini.
Attraverso Gulliver lo scrittore irlandese Jonathan Swift esamina e distrugge la società del '700.
Satira e umorismo mettono a nudo i difetti del tempo: corruzione, avidità, ingiustizia sociale, stupidità.
Viene ovviamente spontaneo il parallelismo con il mondo attuale
Ma Swift vive nell'epoca dell'Illuminismo in cui ragione e scienza sono i cardini portanti di un modello di vita migliore, tuttavia, nei viaggi di Gulliver, gli scienziati si rivelano del tutto privi di praticità sfociando nel ridicolo e gli uomini di potere svilliscono la ragione in favore di opportunismo e vanità.
Le uniche creature razionali, intelligenti e sincere, sono cavalli parlanti descritti come esseri superiori all'uomo in quanto a virtù.
Anche del mito del buon selvaggio di matrice illuministica, secondo il quale l'uomo riportato alle sue condizioni naturali risulta buono e pacifico, ne viene fatta una parodia inserendo nel romanzo dei "selvaggi" rozzi, violenti, disgustosi ai quali Gulliver sa, con rammarico, di appartenere.
Nelle ultime pagine trovo l'ispirazione dal comportamento stesso di Gulliver, il quale tornato a casa preferisce allontanarsi dai suoi simili che ora guarda con disprezzo, per rifugiarsi tra la natura.
La progettazione del quadro
Come Gulliver inizio a meditare sulla Natura, sul ruolo dell'essere umano e butto giù qualche schizzo e scrivo i miei pensieri liberi che riporterò qui in parte, senza filtri.
TITOLO : Gulliver e il sogno
1) Accusa alla società?
2) Introspezione personale
3) Realtà e sogno, dove il confine
4) Sub-Limen , sotto la traccia del conosciuto, sotto la soglia della ragione
La corruzione dell'uomo rimane impotente di fronte alla bellezza della natura,
o la contemplazione della natura immobile fuori dal tempo. L'uomo in solitudine può comprenderla.
La natura è perfetta quando riconosce l'imperfezione.. Ma se io ora riconosco il difetto perché non trovo la soluzione. Sono fuori natura.
Cosa è diventato l'uomo. Forse in principio era armonia senza il germe del degrado.
Questi pensieri disordinati mi hanno però portato a riflettere su un tema che svilupperò anche nei prossimi dipinti:
- di fronte al mistero imprevedibile della natura l'uomo non reagisce ma si immerge in essa senza prevaricarla.

Scelgo la tela. Dimensioni in centimetri: 120x90, in puro cotone.
Stendo prima del gesso acrilico per uniformare la grana della tela, poi, come fondo pittorico, una base acrilica, di rapida asciugatura, color terra di Siena bruciata, su cui andrò a delineare con la fusaggine i contorni dei soggetti.
Procedo col colore ad olio, il cielo, l'acqua, la terra, il fogliame, l'albero e l'uomo, il mio Gulliver, che giace a terra immerso in un sonno profondo.

I rami che scendono sottili fino a diventare fili, ricadono sul corpo del dormiente. Come i fili colorati che i governanti di Lilliput posano sui vincitori dei giochi di abilità, oltretutto truccati, finalizzati alla ricerca di impiegati per cariche pubbliche.
Favoritismi e superficialità sostituiscono i meriti reali.
Gulliver sogna, alla ricerca di un mondo ideale

"Farò la fine di quell’albero, morirò a partire dalla testa".
Così dichiarava Swift che si identificava in un albero secco.
Per questo motivo come tributo allo scrittore ho inserito questo elemento nel paesaggio.



